Nulla è cambiato - intro

Aggiornato il: gen 4

Nel tempo del Coronavirus le misure adottate per contrastare la diffusione della pandemia da Covid-19, hanno fatto leva nella prima fase, sull’ isolamento e sul distanziamento sociale. Tali misure hanno impattato in modo significativo con i nostri stili di vita, con le nostre relazioni sociali, la nostra psiche, il nostro corpo. Così è nata l’idea di ascoltare chi da una vita si dedica alla riabilitazione attraverso la lettura dei messaggi che il corpo ci invia per raccontarci della nostra salute




D - che cosa è successo al nostro corpo in questi giorni in cui siamo stati costretti a stare a casa, a vivere in una forma di isolamento e di distanziamento sociale?

R – Nella nostra condizione di isolamento in casa e di distanziamento sociale, il nostro corpo è andato in sofferenza e il nostro sistema d’allerta ha iniziato a mandare messaggi. Mi riferisco al sistema connettivale.

D – Che cos’è il sistema connettivale?

R – E’ quello che gli osteopati e i chirurghi chiamano sistema di fasce, secondo le neuroscienze è una rete che collega tutto il nostro corpo e lo mette in connessione con il mondo esterno. È come la tuta subacquea che avvolge e protegge il corpo del sub e regola il suo contatto con l’esterno, con l’acqua.

Questo sistema sostiene, collega e regola in modo elastico e fluido, tutti gli organi interni, le loro funzioni e interconnessioni. Il sistema connettivale mette in relazione il nostro mondo con il mondo esterno. Dalle neuroscienze viene definito il nostro cervello periferico, l’internet del corpo umano.

D – Mi puoi spiegare come funziona?

R – Per spiegare nel modo più semplice il suo funzionamento, ti parlo del suo modo di interagire con la nostra postura. Cosa si intende per postura, mi chiederai! La postura è la posizione del corpo in statica e in dinamica. È il modo con cui l’uomo adatta il proprio corpo alla forza di gravità. La postura è governata dall’apparato muscolo-scheletrico, dagli organi di senso e dai sistemi nervosi. Tutti questi sono avvolti dal tessuto connettivale che si adatta e manda messaggi. Facendo un esempio proprio legato alle misure imposte per contrastare la diffusione del Covid-19, il lockdown che abbiamo vissuto e che in parte stiamo ancora vivendo, condiziona significativamente le nostre posture. Trascorriamo tante ore seduti, concentrati e in posizione di attesa davanti al PC, alla TV, ai nostri smartphone, ci muoviamo poco e in spazi limitati, ridotti al minimo i rapporti sociali. Le relazioni con l’ambiente esterno, ivi compreso quelle con gli altri corpi, nella fase dura del lockdown, sono state drasticamente ridotte e severamente controllate. Le nostre posture hanno assunto una posizione di chiusura: i muscoli si sono contratti, le articolazioni irrigidite e anchilosate, i nostri sensi si sono alterati. Il sistema connettivale è stato il primo a farne le spese e ha risposto di conseguenza irrigidendosi, perdendo elasticità e inviando messaggi a cascata agli altri sistemi, agli organi, insomma al nostro corpo. Così, ad esempio, abbiamo e stiamo ancora abusando di una prolungata attività sedentaria, dovuta anche allo smart working.

D – già, lo smart working

Questa nuova modalità di lavoro già presente prima, nel tempo del coronavirus, si sta imponendo. Attenzione che dietro queste parole, spesso di origine inglese, si nasconde e si mistifica il vero senso della situazione a cui si riferiscono. Smart working letteralmente significherebbe lavoro agile, nella realtà dei fatti, che in tantissimi stiamo sperimentando, si tratta di un lavoro da casa, soli, senza la possibilità di socializzare con i colleghi e/o i clienti, seduti davanti al computer, a scrivere, a leggere, a partecipare a videoconferenze per tempi lunghissimi, in spregio alle misure a tutela dei lavoratori alle prese con i videoterminali. Tempi lunghissimi che tranquillamente eccedono i limiti stessi degli orari del lavoro dal vivo. In tantissimi stiamo sperimentando, grazie al lavoro agile, il disagio di vedere compromessa la nostra “agilità” psicofisica, di non godere più di un tempo effettivamente libero dal lavoro da dedicare a noi, alla famiglia. La nostra postazione di lavoro, piano di lavoro, seduta, punti luce e computer, spesso delle dimensioni ridotte di un portatile, non presenta quelle caratteristiche ergonomiche e di salvaguardia della salute.

Una sedentarietà così ridotta per lavoro e per la vita confinata in casa, combinata con un’attenzione ansiogena con cui abbiamo accompagnato, in questo periodo, l’uso di TV, PC e cellulari, può provocare la contrazione e l’accorciamento dei trapezi, muscoli che sostengono il tratto cervicale della nostra colonna. Tale accorciamento a può indurre una serie di disturbi, come la simpaticotonia cronica.







D – cosa vuol dire simpaticotonia?

R – Vuol dire che il sistema nervoso autonomo neurovegetativo resta bloccato prevalentemente sul livello d’allarme. Tutti gli organi interni innervati e il sistema connettivale si comportano come se ci fosse un pericolo, anche se il pericolo non c’è. La pressione del sangue sale, i vasi sanguigni si contraggono per portare sangue al cervello e ai muscoli, la frequenza cardiaca aumenta, la digestione e il movimento intestinale si fermano, per permettere alla persona di agire tempestivamente nel pericolo. In tal modo si entra in una spirale difficile da gestire, diventa un meccanismo che non è più controllabile con la volontà, che non si può modificare probabilmente nemmeno inducendo emozioni positive.

D – e in che modo si può gestire?

L’unica possibilità è agire direttamente sul sistema neuro vegetativo, intervenendo su alcune delle funzioni corporee, quali la respirazione che è il più importante regolatore dei sistemi autonomi del nostro organismo, sul tono muscolare profondo e sulle posture. Si prova a ripristinare un respiro diaframmatico profondo e spontaneo, cercando di contrastare con una certa efficacia l’ansia cronica. Aprire le posture chiuse ed accartocciate, o ammorbidire la cronica durezza della muscolatura, aiuta molto a ritrovare la calma e la serenità.

Un aiuto ci può arrivare anche dalla capacità del nostro stesso corpo di percepire e riconoscere la sua posizione nello spazio nonché lo stato di contrazione dei muscoli, definita capacità propriocettiva.

D – puoi spiegarmi meglio questa capacità e come funziona?

R – La capacità propriocettiva agisce attraverso gli attori principali, che sono i recettori periferici, ovvero quelle strutture poste all’origine periferica delle fibre nervose afferenti, in grado di informare il nostro sistema nervoso centrale sulla posizione del nostro corpo e sull’azione muscolare. Mi spiego con un esempio: se assumi una posizione sul divano mentre guardi la TV, in modo che non favorisca una corretta visione binoculare, i nervi oculomotore si stirano e possono creare a cascate contratture alla regione cervicale, che per effetto domino, si possono estendere ai restanti tratti scheletrico – muscolare.

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© 2020 by Giovanni Solimeno, Carolina Vecchi, Saverio Sansone e Salvatore Solimeno

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