Dalla pandemia alla guerra - Parte 2



Che cos'è la felicità

l’etimologia della parola felicità deriva da felix, felice la cui radice fe significa abbondanza, ricchezza, prosperità.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la felicità è una delle componenti fondamentali della salute umana e chiama in causa diverse discipline, dalla medicina, alla politica, all’economia, alla psicologia, alle neuroscienze fino alla biologia evolutiva, tutte impegnate nell’identificare gli elementi che concorrono a determinare la felicità o l’infelicità di un individuo.

Molti aspetti sono stati messi in luce, altri restano ancora da chiarire ma la scienza nel suo complesso è arrivata a fissare alcune costanti per individuare le caratteristiche fondamentali della felicità e i suoi effetti sul benessere.

La felicità è collettiva, la felicità è contagiosa.

Uno studio interessante del 2008 apparso sul prestigioso British Medical Journal, realizzato da Nicholas Cristakis della Harvard School e James Fowler dell’Università della California San Diego, ha analizzato le dinamiche attraverso le quali la felicità si propaga all’ interno di una vasta rete di individui. La felicità viene considerata non solo nella sua dimensione individuale ma come fenomeno collettivo.


I due scienziati hanno evidenziato come gli stati emotivi in generale (non soltanto la felicità) possono trasferirsi direttamente da un individuo all’altro attraverso meccanismi come l’imitazione o come il “contagio emozionale”. Le persone tendono a riprodurre movimenti del corpo ed espressioni facciali dal rilevante contenuto emotivo che vedono negli altri, appropriandosene insieme al sentimento che le ha generate, sia da contatti diretti che indiretti.

Per comprendere queste dinamiche, i due studiosi hanno osservato per vent’anni un gruppo di partecipanti costituito da 4739 individui, seguiti dal 1983 al 2003 i cui livelli di felicità sono stati misurati periodicamente tramite un questionario.

I ricercatori hanno potuto concludere che la felicità tende a irradiarsi da un individuo felice fino a tre gradi di separazione da una persona all’altra creando “cluster” in cui le persone a contatto con individui più felici hanno maggiori probabilità di esserlo a loro volta nel futuro.

La conclusione di questo studio ci dice che la felicità del singolo individuo non ha senso, dipende in larga misura dalla felicità degli altri individui a cui è connesso ed è quindi un fenomeno collettivo.


FELICITA’ E SALUTE

Nelle sue interazioni con la salute e le malattie la felicità resta un fattore ancora sotto osservazione ma esistono già degli studi che mettono in relazione questa condizione emotiva che rende maggiore aspettativa di vita. Una ricerca condotta dall’Università del Colorado del North Carolina ha studiato i livelli di felicità in relazione con i livelli di mortalità rispetto alle persone definite “molto felice”, “abbastanza felice”. Queste ultime hanno un rischio di mortalità più alto del 6%, quelle non felici del 14% al netto di variabili socio-economiche, stato civile e religiose.

Tra le cause della felicità gli scienziati hanno individuato alcuni fattori rilevanti: i tratti caratteriali, il comportamento individuale, lo status affettivo, il livello d’istruzione, la fede religiosa, la salute fisica, l’attività sessuale.

Inoltre Il grado di felicità viene misurato anche attraverso lo studio del linguaggio usato per descrivere alcuni eventi della propria vita, in questo caso oltre che al lessico utilizzato anche il tono della voce ha la sua importanza.

Oggi gli studiosi sostengono che la felicità è un fattore proporzionale allo stress percepito e potrebbe concorrere a proteggere dalla malattia con un miglioramento del sistema immunitario.

Le persone felici hanno tendenzialmente una salute migliore perché dimostrano una maggiore capacità di adattamento, appaiono più creative, dalla forte immaginazione e in grado di interagire meglio con le informazioni e le esperienze. Hanno maggiore capacità di affrontare le avversità.

L’università di Harvard nel 2019 tramite la Dott. ssa Kunhansky ha pubblicato il resoconto di una ricerca sulla relazione fra chi possiede forte senso di scopo e il rischio di malattia cardiovascolare. Si è visto che chi non ha scopi e motivazioni incorre nel rischio di sviluppare questo genere di malattie. L’effetto benefico del contrario incide sui meccanismi di rafforzamento di risorse psicologiche e sociali che proteggono gli effetti immunitari e cardiotossici dello stress eccessivo.


Dal P.I.L PRODOTTO INTERNO LORDO

AL P.I.F PRODOTTO INTERNO DI FELICITA’

Finalmente fra gli scienziati è in atto un ripensamento sul ruolo della scienza e della medicina vista non più soltanto come strumento contro le malattie ma anche come sostegno alle pratiche di benessere anche quando si gode di ottima salute.

La salute è molto di più che l’assenza di malattia. La felicità con le sue componenti di ottimismo, motivazioni, scopi può influenzare i processi che caratterizzano il nostro organismo.

Concludo con la seguente domanda:

Questi tragici eventi che stiamo attraversando possono diventare momenti di cura?

Fare esperienza di quello che ci sta travolgendo significa per noi viverla nella sua interezza in un percorso interiore che dalle sensazioni più immediate della percezione risale attraverso l’innescarsi di emozioni e sentimenti, di associazioni di memorie che si inerpicano fino agli strati più alti della coscienza là dove l’integrazione di ogni parte trova il suo compimento.

Io so chi sono, io so cosa sento, io so cosa sta succedendo, io so cosa fare.


Se la guerra non viene buttata fuori dalla storia degli uomini, sarà la guerra a buttare fuori gli uomini dalla storia. (GINO STRADA 2007).



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