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Il corpo connesso e il corpo connettibile


Quando mi sveglio al mattino inizio a pensare e a pormi delle domande, innescando inconsapevolmente dei cortocircuiti di memoria che scatenano nella mia mente delle connessioni con persone, oggetti e luoghi. Penso al passato, rendendo vivi ricordi ed emozioni sollecitando delle sensazioni talmente forti sul piano corporeo-emozionale, tali da condurmi verso un’emotività offuscata, velata, simile a una nebbia che attraversa il mio corpo come una pianura piatta.


Questo processo ripetitivo e quotidiano, mi crea uno stato d'animo particolare poiché, quando la mia mente si sintonizza sui ricordi passati, questi mi fanno sentire più vivo nel restituirmi le mie radici, quello che sono stato, il luogo da cui provengo, chi sono e che percorso sto facendo. Ma d'altro canto, interrogare la mia personale “macchina del tempo” mi dà la sensazione che la mia vita vada verso un futuro prevedibile e monotono.


La prevedibilità diventa intrappolamento con le sue routine, mi spinge a riflettere sulla continua ripetizione di situazioni, azioni, abitudini, a pensare ed infine a credere che il mio destino sia già scritto. La mia mente è costantemente invasa da pensieri confusi e ripetitivi, nel mio corpo si fa strada l'impressione di portare un macigno.


La pesantezza che vivo nella dimensione mente-corpo mi toglie l’energia, mi porta verso la disconnessione con il presente. Il fatto stesso che, in maniera così automatica, quotidiana e costante, sia legato a pensieri passati fa sì che non mi goda nulla del presente, ma ne percepisca solo la ripetizione, ovvero il mio fare sempre le stesse cose, la stessa vita.

Avvertire fisicamente la sensazione del quotidiano mi porta a percepire la dicotomia tra l’essere connesso e l’essere connettibile.

Connessione e connettibilità possono sembrare la stessa cosa, ma sono invece separate da un confine molto sottile, simile a quello tra la dimensione umana e quella tecnologica.


La connessione è la dimensione legata all’umano, ovvero l'intima unione tra me stesso, gli altri e il mondo, senza la mediazione di nessun elemento o dispositivo tecnologico. La connettibilità, invece, è l'influsso generato su di noi dal rapporto uomo-tecnologia, un rapporto che è diventato imperante, sia nella sua specificità intrinseca che nel cambiamento continuo.


L’incarnazione che si è avuta negli ultimi anni tra l'essere umano e la tecnologia influisce sul nostro sistema mente-corpo, apportando metamorfosi significative alla nostra esistenza quotidiana. Ecco alcuni esempi di connettibilità: la mattina mi alzo dal letto, vado in bagno, prendo una tazza di caffè, faccio la doccia, mi vesto per andare al lavoro. Prendo il cellullare, controllo l’email, Facebook, WhatsApp e le notizie. Esco per andare al lavoro e nel tragitto mattutino vedo più o meno sempre le stesse persone, gli stessi luoghi. Questa ripetitività mi dà la sensazione di toccare sempre gli stessi “pulsanti emotivi”, ogni mio giorno va secondo un programma già prestabilito.


Iniziare la giornata connettendomi al mondo con uno strumento tecnologico mi dà la sensazione di essere governato da una “mano invisibile”, ovvero dalla mano che incarna il cellulare, con tutto l’insieme delle percezioni, sensazioni e reazioni emotive fatte di notizie.


Questa è l'essenza della connettibiltà: una pratica quotidiana fondamentale per molti, e di cui pare nessuno possa fare a meno. È una compagna inseparabile della nostra esistenza, che ci fa vivere un presente infinito, dandoci la sensazione di essere rintracciati e connettibili alle cose, a qualsiasi ora, in qualsiasi luogo, in qualsiasi momento.


La connettibilità ci fa sentire molto appagati, sotto molti punti di vista: ci tiene in attesa, nutre le nostre aspettative, stimola la nostra immaginazione, ci fa coltivare l'attesa per la sorpresa, l’inaspettato e il previsto. Ma allo stesso tempo ci dà la misura della distanza dal nostro essere mente-corpo, da noi stessi, dagli altri e dal mondo.


Paradossalmente, ai miei occhi la connettibilità sta diventando una dittatura che forza le mie preferenze e scelte personali. Stabilisce il mio stile di vita, spingendomi ad assecondare inclinazioni e scelte dettate dalla tecnologia, dandomi la sensazione di essere ingabbiato in un percorso che conduce a un individualismo fatto di solitudine.

L’elemento umano nella solitudine tecnologica e nella connettibilità costante sembra dare vita a una persona che riesce a congiungere, intrecciare, legare in maniera quotidiana e costante i diversi fili della la vita.


In altre parole, nella mia solitudine tecnologica, ho la sensazione di stringere una quantità di relazioni e rapporti ideali, collegarmi a idee e fatti nuovi, riuscire a tenere in equilibrio e partecipare a tante cose insieme. Tutto grazie alla tecnologia. Tuttavia, questa molteplicità apparente di stimoli, direzioni, legami mi conduce verso un modo di ragionare e di pensare assoluto, condiviso dalle mie relazioni e legami virtuali, legato all'approvazione o disapprovazione di idee e fatti, in cui la mia opinione personale perde valore sia quando approvo o nego qualcosa, perché spesso lo faccio automaticamente, in consonanza o in opposizione rispetto al mio mondo virtuale.


Finisco quindi per perdere la dimensione dell’esistenza, sono talmente stanco che non connetto più e lascio spazio ad una modalità imperante sulla mia vita di cui non ho idea di dove possa portarci.


I problemi della connettibilità

Abbiamo visto che la connettibilità è una pratica routinaria, in quanto tale, se non è gestita bene, può portare verso l'alienazione. E’ in ogni caso all'origine di una dimensione di cambiamento e metamorfosi del nostro sistema mente-corpo e della sensazione che le nostre azioni quotidiane ci stanno lentamente separando dalle cose che realmente ci servono nella vita.

La connettibilità e le sue componenti provocano delle reazioni emotive, fatte da abitudini inconsce che, come se fossero cablate sull'essere mente-corpo, creano credenze, dipendenze e percezioni con la sensazione che funzionano come il computer. Questa dimensione comporta un disagio, un malessere, come già fosse tutto scritto.


Per sfuggire a queste dinamiche disagevoli, spesso ci si ritrova a chiedere soccorso alla mente cosciente, dicendo a se stessi: voglio essere sano, voglio essere felice, voglio essere libero. Quando purtroppo accade qualcosa che non va al proprio corpo, o qualcosa minaccia la salute, si inizia ad andare in crisi. La fragilità del corpo da un lato provoca rabbia, dall'altro, però, porta verso una sensazione di consapevolezza corporea, ovvero fa prendere coscienza della dinamica mente-corpo, aiuta a capire che il corpo ha un programma completamente diverso rispetto alla mente e che tale diversità sta nell’alternanza mente-corpo.

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Pensieri ed idee assolutamente condivisibili.

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