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Il tempo dell’essere


Quando il mondo respira con noi

Chi lavora sul corpo impara presto una cosa: il corpo non conosce la fretta, guarisce secondo ritmi propri, ricorda, trattiene, ascolta.

Negli ultimi anni ho iniziato a interrogarmi sempre più su ciò che sta accadendo al corpo in relazione al tempo. Viviamo immersi in un’accelerazione continua mentre il corpo continua a chiedere presenza, ascolto e relazione.

Da questa inquietudine nasce una domanda semplice:

Stiamo ancora abitando nel tempo del nostro vivere?


Il tempo che il corpo riconosce

Il tempo che viene misurato con gli orologi  non è il tempo che il corpo riconosce nel ritmo del respiro. Un tempo fatto di cicli, ritorni e attese, che non scorre in linea retta, ma si muove come un’onda che sale e si ritrae, portando con sé memoria, esperienza e trasformazione. Viviamo immersi in una velocità continua, le informazioni scorrono come fiumi in piena, le immagini si susseguono senza sosta, le richieste di attenzione si moltiplicano. Tutto sembra chiedere ritmo, velocità, efficienza e risposta immediata. Eppure il corpo non è nato per correre così, conosce un altro ritmo, il ritmo del respiro attraverso le tre fasi di :

InspirazioneEspansioneLasciarsi andare.

Un movimento semplice e antico, come il mare che avanza sulla riva e poi si ritrae. Ritornare al tempo dell’essere assomiglia proprio a questo, a un respiro che prende forma nelle onde della vita.


Il grande equivoco del nostro tempo

Forse il problema non è soltanto che tutto corre troppo veloce, il vero problema è che abbiamo imparato a misurare il tempo con una precisione straordinaria ma stiamo lentamente perdendo la capacità di abitarlo.

Viviamo il tempo come una sequenza di compiti da completare, in una linea che ci trascina dal passato al futuro che il corpo non riconosce avendo bisogno del tempo del respiro, della cicatrizzazione di una ferita, quello in cui il sistema nervoso ritrova armonia, il tempo lento con cui una relazione diventa fiducia.

Nella fisiologia del corpo non esiste fretta. Esistono ritmi.

Le neuroscienze lo mostrano con chiarezza: il cervello non lavora in modo continuo e uniforme ma attraverso oscillazioni e sincronizzazioni tra reti neurali. Le onde cerebrali raccontano una mente fatta di cicli più che di linee, anche la memoria non è lineare. Quando ricordiamo qualcosa, il passato non rimane confinato dietro di noi, ritorna nel presente, si modifica, si intreccia con le emozioni attuali.

Il tempo umano non è soltanto una successione di istanti, è una trama viva di risonanze. Il corpo lo sa da sempre.


La metafora del bordo

C’è un momento nella vita in cui arriviamo sui bordi. Non per scelta, ma perché qualcosa si rompe, può essere un lutto, una malattia, una perdita improvvisa.

Fino a quel momento la vita sembra scorrere con una certa continuità. Poi, improvvisamente, qualcosa si incrina. Il mondo che conoscevamo si sfalda e subentrano emozioni familiari:  rabbia, dolore, mancanza, rassegnazione. Tutto sembra stringersi attorno a noi come una gabbia troppo stretta, incapace di contenere ciò che sta accadendo.

È proprio in questi momenti che il tempo cambia qualità. Non scorre più come prima.

È come se la continuità che lo sosteneva si interrompesse. Si apre così uno spazio inatteso, una sorta di vuoto in cui l’esperienza perde temporaneamente i suoi riferimenti abituali. Di fronte a questo vuoto la mente reagisce quasi istintivamente, cerca spiegazioni, prova a ricostruire una logica, a dare un ordine a ciò che è accaduto. È il modo con cui il cervello tenta di ridurre l’incertezza e di ristabilire un equilibrio.

Alcune esperienze possono non essere comprese subito, devono essere attraversate, respirate lentamente, solo attraversandole possiamo davvero incarnarle e permettere che trovino un posto nella nostra storia. Se riusciamo a restare, anche solo per un momento in quello spazio, senza riempirlo immediatamente di risposte o interpretazioni, accade qualcosa di inatteso: il  vuoto cambia qualità.

All’inizio appare soltanto come una frattura nella continuità del tempo ma lentamente può rivelarsi come uno spazio vivo, in cui qualcosa di nuovo comincia a prendere forma. Il vuoto non sottrae soltanto, a volte restituisce una lingua nuova per abitare la vita.


Il tempo che respira

Il tempo spesso ritorna, si ripresenta sotto nuove forme,ci riporta davanti alle stesse domande con una consapevolezza diversa. Gli eventi ritornano, le relazioni si trasformano, le esperienze ci attraversano più volte. Il tempo non scorre soltanto: respira

E forse proprio qui si nasconde un piccolo rovesciamento di prospettiva.


L’abbraccio

Un’altra esperienza in cui il tempo cambia improvvisamente qualità, avviene quando due persone si incontrano davvero, per un istante il tempo sembra fermarsi. Cuore contro cuore.

Le ricerche sulla neurocardiologia mostrano che il cuore possiede una rete neurale propria e comunica costantemente con il cervello attraverso il nervo vago. In alcune condizioni i ritmi cardiaci di due persone possono perfino sincronizzarsi. Forse è anche per questo che alcuni abbracci hanno un effetto così profondo che ricordano qualcosa che spesso dimentichiamo. La vita non è fatta soltanto di spiegazioni ma anche di risonanze.


Vivere in quanto partecipi

Alla fine, la questione non riguarda soltanto il tempo ma anche il modo in cui abitiamo la vita. Per molto tempo abbiamo pensato di essere osservatori del mondo ma lentamente sta emergendo un’altra intuizione: noi non siamo fuori dalla trama della realtà, siamo dentro. Ogni gesto modifica il campo delle relazioni, ogni parola cambia la qualità degli incontri, ogni attenzione che poniamo su qualcosa trasforma il modo in cui quella cosa appare. Non siamo spettatori, siamo partecipanti.

Forse vivere significa proprio questo: imparare ad ascoltare il ritmo della vita, sentirne il respiro ed entrare nella sua onda, perché il tempo non è soltanto qualcosa che passa, è uno spazio vivo in cui la coscienza incontra il mondo. Quando questo accade, anche solo per un istante, comprendiamo qualcosa di molto semplice: non siamo soltanto nel mondo, siamo dentro il suo respiro


Una domanda per continuare

E tu, come vivi il tempo della tua vita?

Ti capita mai di sentire la differenza tra il tempo che scorre fuori e quello che respira dentro di te?

Se vuoi, condividi una riflessione o un’esperienza nei commenti, a volte il dialogo è il modo più semplice per tornare ad ascoltare il tempo.


 
 
 

1 commento


si il mio tempo 'di dentro' è lento, e lento si manifesta nel reagire, a volte anche nel capire bene, a volte anche nel rispondere. tutto intorno invece vorticoso. bisogna stare sul chi va là, a volte anche nel rispondere al telefono. immediatamente 'pronti a dire pronto' quasi prima di rispondere, a entrare in una tematica a cui non stavi proprio pensando e in cui devi entrare nell'immediato Il 'respiro del tempo che si muove come un'onda' è un concetto bellissimo. Grazie Saverio🤍

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