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L'importanza delle emozioni sul sistema mente-corpo


Il vantaggio dell’emozioni è che ci portano fuori strada (Oscar Wilde).

Le emozioni, per dirla con Wilde, possono portarci fuori strada, e certamente il Natale è un periodo di forti sensazioni.

Secondo la cultura cristiana è giorno di nascita, è origine, festeggiamento, calore, compartecipazione e proprio per questo ognuno lo sente in maniera diversa. Farsi gli auguri è un elemento di connessione, sia per quanto riguarda il Natale cristiano sia per qualsiasi altro evento che celebri una nascita.

Questa premessa ci permette di dire che, sin dalla nascita, le emozioni hanno un ruolo chiave nelle nostre vite.

Le emozioni sono il linguaggio dell’anima e il modo in cui il corpo traduce il nostro stato energetico, ciò in cui crediamo e chi siamo.

Il nostro stato emozionale, che sia positivo che negativo, ci viene restituito come esperienza di vita reale. Proprio in questo periodo particolare riaffiorano ricordi, sensazioni, vissuti che scatenano in noi delle reazioni.

Inevitabilmente, le emozioni tossiche svolgono un ruolo di maggior rilievo, stimolando sempre di più il nostro “pilota automatico”, cioè il sistema nervoso autonomo involontario, che è responsabile del mantenimento delle condizioni interne del corpo. In altre parole, controlla i muscoli involontari, come quelli del sistema digestivo, la frequenza cardiaca e respiratoria, la temperatura corporea e i processi metabolici.

Il sistema nervoso autonomo è diviso in due parti: sistema simpatico e parasimpatico.

Il sistema simpatico agisce generalmente per aumentare l’attività del corpo ed è coinvolto nella cosiddetta reazione di “lotta o fuga”. Il sistema parasimpatico invece agisce in contrasto, riducendo l’attività per riportare il corpo in uno stato “di riposo e tranquillità”. Non è da escludere che oggi a farla da padrone sia il sistema nervoso simpatico.


Ciò cosa significa?

Nell’ultimo periodo abbiamo vissuto una condizione di paura e allarme, di lotta e di fuga. Il sistema mente- corpo con il suo automatismo di iperattivazione, ha sostituito la mente con il corpo, in modo che non fosse più necessario pensare per agire.

La triade pensiero-volontà-azione è diventata così veloce e così confusa da stimolare sempre di più l’azione simpatica. Questa condizione di stimolazione, che possiamo chiamare simpaticotonica, è diventata imperante nel nostro quotidiano dandoci la sensazione che il corpo possa sostituire in tutto la mente, facendola diventare un'abitudine frequente e inconscia che ci trascina verso un’attività corporea-compulsiva quotidiana calandoci in un futuro fatto non di sogni, ma di una prevedibilità angosciosa. Da qui nasce la sensazione di intrappolamento, di essere caduti in un tranello, di essere stati ingannati, restando senza via d’uscita.

A distanza di due mesi dalle elezioni, è evidente la sfiducia dei cittadini nei confronti della politica. Questo è uno degli esempi di “prevedibilità angosciosa”, ossia che nulla cambi in positivo.

Nell'ambito del sistema mente-corpo, il corpo è come l'hardware del computer e la mente è il software.

Il neuroscienziato Joe Dispenza spiega che nel tempo, le nostre routine di pensiero creeranno delle “connessioni neurali”, ovvero dei circuiti di neuroni. Queste connessioni appartengono filogeneticamente ai mammiferi e la loro funzione è di veicolare informazioni sul nostro stato fisiologico.

Le Neuroscienze affermano che, in conseguenza del nostro stato fisiologico e di ciò che ci accade, il nostro corpo a livello posturale, si sbilancia. Tale processo fa parte della dinamica evolutiva; il nostro corpo ha imparato nel corso della sua storia a resistere agli aggiustamenti e agli spostamenti di equilibrio. Quando questi aggiustamenti avvengono saltuariamente, non ci sono problemi, quando sono costanti possono provocare problemi alla salute.

Pensiamo all’ epoca preistorica, quando una bestia feroce appariva sul nostro cammino per attaccarci, veniva attivata una catena di reazioni chiamata connessione neurale, atta a difenderci, una volta assicurata la sopravvivenza, il corpo ritornava al suo stato di equilibrio.

Attualmente il nostro corpo reagisce allo stesso modo, anche se non è l’animale selvatico a spaventarci, ma tutto quello che stiamo attraversando, le cosiddette “minacce moderne”.


Cosa sono le minacce moderne?

Sono le pandemie, le guerre, la crisi climatica, politica, economica e sociale... Esse tendono a essere permanenti portandoci a vivere nello stress cronico: è come se la bestia selvaggia non avesse mai smesso di inseguirci.

Tutto questo produce uno squilibrio chimico-corporeo permanente, che è una vera e propria alterazione chimica, responsabile di numerose patologie come

  • l’obesità

  • il diabete

  • ipertensione arteriosa

  • problemi digestivi

  • problemi alla pelle

  • problemi osteoarticolari

  • ansia e depressione

fino a patologie importanti come il cancro.

Lo stress cronico crea un circolo vizioso, soprattutto se la vita che stiamo conducendo non ci piace, se affrontiamo continui stati di sopravvivenza accompagnati da una costante di eventi stressanti. Questa situazione fa sì che il nostro corpo non sia più in grado di comprendere la differenza tra un ricordo prodotto nella mente e l’evento reale, quindi anche il semplice ricordo innesca gli stessi effetti biologici di un avvenimento effettivo.


Come funziona questo meccanismo?

Gli eventi che ci accadono nella vita reale diventano costruttori di una dimensione la mente-corpo in sofferenza. Quando la vita è sempre più faticosa con il presente che appare sempre più complicato e il futuro incerto, le reazioni sono quelle di un corpo incerto: le pupille si dilatano per vedere meglio, la frequenza cardiaca aumenta e la sua accelerazione causa un maggiore invio di sangue alle gambe e alle braccia, in modo che possiamo correre o difenderci.

Questo è anche il motivo per cui non possiamo pensare in modo logico e analitico e prendere buone decisioni quando siamo sotto stress: il sangue scorre verso i muscoli più grandi, pompando e producendo più glucosio per apportare più energia.

Questo meccanismo di reazione a catena stimola l’adrenalina, che è il cosiddetto ormone della paura, necessario per affrontare la vita come continuo stato di sopravvivenza.

Si è scoperto che la maggior parte delle persone spende il 70% della propria energia sopravvivendo allo stress, aspettando il peggior scenario della vita, basato per lo più sulle esperienze passate vissute, Questo programma inconscio, ci crea una dipendenza da emozioni tossiche: ogni volta che andiamo verso i ricordi di eventi passati negativi produciamo la stessa chimica nel corpo e nel cervello, come se l'evento stesse accadendo adesso, attivando gli stessi circuiti, che arrivano a condizionare il nostro corpo.


Qual è il motivo di tutto ciò?

Quando incominciamo a pensare negativamente al peggior scenario futuro può accadere che, nel percepire l’emozione legata a quell'evento, il nostro corpo non riesca a riconoscere la differenza tra l'evento che sta avvenendo nel mondo esterno e quello che noi, con il nostro sentire, stiamo creando attraverso il pensiero e una narrazione emotiva.

Questa dimensione produce un’emozione che nella maggior parte dei casi porta le persone a riaffermare i propri stati emotivi tossici, che a loro volta producono una chimica dannosa per la nostra salute.

A volte, razionalmente cerchiamo di evitare alcune emozioni, inutilmente perché la chimica ha già influenzato il nostro sistema mente-corpo. Ricordiamo che avere un corpo sano può portare vantaggi alla mente. Il fatto che il corpo sia stato condizionato per molto tempo ad affrontare la vita in continuo stato di sopravvivenza lo rende più attrezzato della mente, perché attraverso il suo sentire ci dà informazioni sullo stato di disagio. È il servo che diventa padrone. “Sentire” il corpo ci può dare la sensazione di vivere nel “noto” della sofferenza, invece che nell'ignoto.


Cosa vuoi dire?

Quando la mente ha paura dell’ignoto crea un disagio al corpo che così inizia a mandare segnali di sofferenza. La paura dell’ignoto crea avversione e incertezza, che si traducono in paura. La paura si radica nell’animo, rappresenta uno dei più grandi fattori di stress (detti stressor) corporei. La perenne ricerca della sicurezza, di certezze e della felicità, invece, rappresenta l’obiettivo più importante della nostra esistenza.

Le paure razionali, guerra, pandemia, sfiducia nella politica, portano con sé inquietudini interiori che ci conducono a chiuderci in noi stessi, a ripudiare la quotidianità, a pensare negativo, affondando le radici nella parte irrazionale della nostra mente. Ciò ha a che fare con qualcosa di più profondo delle circostanze esterne, ossia la paura dell’ignoto e la perdita di controllo. Sprofondare in questo abisso ci rende prigionieri della nostra mente, alimentando dentro di noi un grande terrore.


Ma contro la paura dell’ignoto, quale può essere la soluzione?

Aprire la porta all’ignoto. Il filosofo Edgar Morin, in un’intervista al giornale Repubblica, parla di “cambiamento”. Dice Morin, oggi la globalizzazione “tecnico-economica” è più egemonica che mai. Il capitale, con la sua fame insaziabile di profitto è stato il motore del degrado della biosfera e dell’antroposfera, ha provocato chiusure nazionalistiche, etniche e religiose. Cambiare è una condizione di incertezza e oggi ci troviamo di fronte a un cambiamento epocale: cercare nuove strade anche se può sembrare impossibile.

Nella storia dell’umanità, tutte le vie che portavano a nuove conoscenze portavano con sé degli imprevisti, deviazioni che hanno poi portato a cambiamenti importanti nella storia. La vita non è una strada, ma un viaggio che attraversa un oceano di incertezze in mezzo a isole di certezze. Ognuno di noi, nel corso della propria esistenza ha assaporato l’aspro sapore dell’incertezza con tutto ciò che essa provoca, paura, angoscia, inadeguatezza, indecisione. Passiamo la vita a lottare per raggiungere quell’idea di sicurezza che tanto auspichiamo: una famiglia che ci ama, un tetto sotto cui dormire, una buona istruzione, una buona salute, eppure, nell’arco della nostra esistenza tutti noi sperimentiamo la forza dirompente della vita: ti prende e ti destabilizza in un secondo, sgretolando progetti e ambizioni. Sfuggire all’ignoto non è la soluzione.

L’ “ignoto”, questa condizione del non conosciuto di cui nessuno sa nulla, è il punto di partenza da cui dobbiamo sforzarci per sentire e percepire il nostro futuro, prevederlo e crearlo. Che ci piaccia o no, oggi siamo immersi nella dimensione dell’ignoto, esso è entrato nella nostra vita con tutto il suo peso brutale.

“Il vero cambiamento, la vera rivoluzione avviene abbandonando il noto per l’ignoto... dove non esiste alcuna autorità e dove potreste andare incontro al fallimento completo; sostituire al noto qualcos’altro che conosciamo non è un cambiamento.” (Uppaluri Gopala Krishnamurti)

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