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Metaverso: una via di fuga o un’estensione della vita quotidiana?




In questi anni di pandemia e ancor più negli ultimi mesi con l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, siamo assaliti da una percezione di maggiore instabilità, di precarietà e di timore causati dalle numerose notizie che ci arrivano ad ogni ora del giorno facendo crollare le poche certezze su cui si reggevano le nostre vite. Chi può dire di non aver ancora pensato almeno una volta, ad una via di fuga? Di voler essere altrove? Un altrove indefinito, un mondo parallelo nel quale rifugiarsi per essere al riparo dalla vita di ogni giorno.

Ecco che si fa più prorompente il Metaverso.

La pandemia è stata l’occasione giusta per esplorare nuove vie di comunicazione che fanno a meno del contatto fisico e ci spingono a riflettere e a prendere in considerazione lo spazio-tempo virtuale simulato.

Visto che ormai la strada è stata tracciata senza possibilità di ritorno.


Come si può dare corpo a una vita simulata, quali sono le paure e le incognite?

Già nel 1999 un trio di film destabilizzanti: Il Tredicesimo piano, XistenZ e Matrix mostrarono la possibilità dell’esistenza di realtà fittizie dove lo spettatore veniva trasportato e confortato in un mondo di fantasia attraverso i video-giochi e Avatar di cui non si conoscevano ancora gli effetti e gli sviluppi futuri, né come tale realtà virtuale avrebbe influito sulle nostre vite. Negli anni successivi all’uscita del primo Matrix ci furono casi di giovani che soggiogati dalla realtà virtuale compirono stragi. Oggi uno dei filoni più in voga è la teoria della “simulazione “più precisamente “mente estesa”, esternismo o mente allargata. I sostenitori di questi modelli ritengono necessario ampliare i confini della mente attraverso l’utilizzo della tecnologia.


Che cos’è un Avatar?

E’ un’immagine scelta per rappresentare la propria utenza in comunità virtuali, luogo di aggregazione o di gioco online utilizzando smartphone di nuova generazione le cui case produttrici rendono sempre più accattivanti con design belli e con manualità ergonomica sempre più avvolgente per renderlo un solo corpo con la mano e con colori accattivanti. La gestualità dello smartphone è diventata un atto quasi liturgico con effetti poderosi sul rapporto corpo-persona-mondo. Il tatto è uno dei sensi primari. Spesso il semplice sfiorare lo smartphone ci dà quella sensazione di enfasi, di intoccabilità, come fossimo a una distanza di magica attesa. La comunicazione via smartphone è senza corpo né sguardo e senza mani. Gli smartphone di nuova generazione avranno l’applicazione del metaverso, una sorta di internet-incarnato con caratteristiche precise del mondo virtuale e tridimensionale a cui si accede attraverso un'applicazione. Il metaverso ci dà la possibilità di interagire con un mondo parallelo, con degli Avatar affinché immagini da noi scelte per rappresentarci nella comunità virtuale, potrà essere utilizzata per andare nei negozi, nei concerti, alle partite di calcio, senza mai uscire dal proprio ambiente domestico.


Che cosa è il Metaverso?

Non si ha ancora idea precisa di che cosa sia, se un universo virtuale, una terra promessa dove la nostra esistenza tra la realtà virtuale, realtà aumentata e altre diavolerie troverà un’estensione molto più complessa e sofisticata di quella di oggi.

Il Metaverso è un inevitabile cambiamento del web che potrebbe comportare cambiamenti epocali non solo nelle nostre abitudini corporeo-posturali, sugli stili di vita delle future generazioni ma anche nelle dinamiche della nostra società. Tant’è che il proprietario di Facebook, Instagram, WhatsApp ha annunciato che cambierà nome alla piattaforma: la chiamerà Metaverso.


Meta dal greco significa oltre, Verso fa riferimento all’universo, non è un caso che abbia scelto il simbolo dell’infinito come logo.


Il Metaverso fonderà e incarnerà l’esperienza reale e quella virtuale dandoci la possibilità di immaginare di poter fare tutto. Gli investimenti stanno arrivando da tutte le direzioni, dalle web company in primis, dal mondo delle cripto-valute ma anche dalle grandi società commerciali, dalle griffe di lusso fino ai giganti del commercio al dettaglio.


La realtà virtuale è considerata la prossima grande evoluzione di Internet, cosiddetto Internet-Incarnato, Facebook, Microsoft e altri colossi tecnologici sono già pronti a prendere il controllo.

L’idea di Mark Zuckerberg è quella di allontanarsi dal gioco virtuale e spostare tutto al mondo come fosse reale in cui sarà possibile fare acquisti utilizzando criptovalute già in circolazione da anni, una vera e propria vita parallela dove le persone non avranno più bisogno di un vero con-tatto corporeo. Il metaverso è un luogo virtuale digitale identico a quello reale in cui ci saranno case, uffici, negozi, concerti, eventi sportivi, ristoranti, palestre, scuole, ecc. vi si accede tramite un Avatar, personaggio di fantasia, già presente da anni nel mondo dei giochi virtuali (gaming). Si tratta di una piattaforma che richiede un account tramite Facebook o altre piattaforme e consente agli utenti di interagire con altre persone in uno spazio virtuale. Una vera propria vita senza uscire.

A questo punto dobbiamo porci delle domande.


Fino a che punto i nostri sensi, il nostro corpo potranno essere trasportati nel mondo digitale e quando sarà immerso nella tecnologia, quali potranno essere le conseguenze? Come muterà il nostro rapporto con la realtà materiale?

Già oggi con la pandemia e la guerra nel salotto di casa assorbiamo immagini, notizie dai social network, spesso con una retorica eroica da film americani, con una percezione distorta e superficiale da parte dei commentatori sulla reale drammaticità degli eventi.

Riusciremo ad immergerci nella realtà virtuale e contemporaneamente distinguere quello che è reale da ciò che è finzione?

Senza cadere nella retorica, può essere un bene o un male, dipende sempre dall’utilizzo che se ne fa. Una riflessione va fatta, oggi il mondo si sta delineando verso una cultura prevalentemente neo-liberista raggiungendo la sua massima espressività nella ferocia e nel controllo a livello globale.


In quale mondo vivremo?

Il mondo può perdere il peso del corpo umano?

Il corpo può perdere le dimensioni del tempo?

Il corpo può perdere il senso del luogo e il dono stesso della socialità?


Il filosofo sud coreano Byung Chul Han, maestro del pensiero digitale apocalittico, sostiene che il mondo delle cose è scomparso, viviamo in un mondo di infoni, ossia un insieme di dati correlati tra loro da cui un’idea prende forma ed è comunicata. I dati possono essere raccolti in un archivio o in una infrastruttura dedicata alla sua gestione come nel caso di un sistema informativo. Ciò è oggetto di studio e applicazione in vari settori della conoscenza umana, dall’ingegneria dell’informazione, alle scienze sociali, alla comunicazione, la sociologia, con particolare riguardo agli aspetti della diffusione dei mezzi di comunicazione. L’informazione è diventata portatrice di emozione tossica per cui non viviamo più nella narrazione ma nell’informazione con tutto quello che ne consegue.

Ormai il Metaverso, è già tra noi ed è diventato oggetto di scontro tra pionieri digitali e filosofi apocalittici.

Oggi il digitale è una potenza tecnologica e politica. Nei paesi autoritari è al servizio dell’oppressore e del controllo, nei paesi cosiddetti liberi è un mezzo di espressione di libertà ma con delle riserve, basta vedere come durante la pandemia o durante la guerra è stato cancellato o boicottato dai mezzi di informazione chi esprimeva opinioni fuori dal coro.


Chi comanderà nel mondo virtuale, chi farà rispettare le leggi e garantire il rispetto della privacy?

Sarà necessario rafforzare la tutela dei marchi, creare norme di difesa di produttori e consumatori, sarà importante fare pressione sui legislatori per fare ordine in un ambiente per troppo tempo lasciato all’auto regolamentazione.

L’Unione Europea negli ultimi mesi sta portando avanti diverse proposte di regolamento in materia: il Data governance act, scambio in rete di dati, il Digital service e il Digital markets act sul commercio digitale e sui contenuti del web, inoltre l’Artificial intelligence act.

Lo sviluppo dell’ intelligenza artificiale richiede significativi investimenti alle aziende che hanno la stringente necessità di tutelare al meglio i propri dati e la proprietà intellettuale.


Che fine farà il nostro corpo, sarà più reale o più virtuale?

Attori o spettatori?

Il concetto di “persona-corpo” o concetto “dell’uomo biologico” viene messo in discussione, stiamo diventando più spettatori che attori della nostra esistenza. La realtà virtuale sta mettendo in discussione le certezze biologiche che hanno accompagnato l’uomo nella sua evoluzione rispetto a ciò che realmente esiste in quanto sperimentabile attraverso i sensi, con una ricaduta importante sull’entità corpo-persona-individuo, sul modo di stare al mondo e sul con-tatto con altri corpi.

La tecnologia se non usata bene può creare danni enormi.

Medici, Posturologi, Psicologi, Sociologi dibattono sull’argomento persona corpo individuo. Attualmente l’ uomo viene messo biologicamente in discussione senza considerare che il concetto corpo- persona-individuo incarna l’apertura con l’altro fatta di esperienze e di vissuti.

È un lento diradarsi del confine che separa il dato oggettivo di un vissuto soggettivo che porta a domandarci se ciò che vediamo, sentiamo, tocchiamo sia veramente reale.

Ciò influisce sulla percezione di una equilibrata dimensione esistenziale ponendo una crisi d’identità dell’uomo stesso. Emerge una corporeità che non si riconosce in un'immagine di corpo con pochi punti di riferimento nella costruzione dell’identità personale.

Individuo significa corpo vissuto/vivente, come il bambino che utilizza il corpo e il contatto per comunicare con gli altri e il neonato con la madre per giocare, apprendere per costruire sé stesso e la propria identità personale. Siamo infatti educati e cresciuti attraverso azioni fatte sul corpo e con il corpo, siamo stati presi in cura, la nostra pelle è stata accarezzata, toccata, sentita, ascoltata.

Oggi quel corpo reale che pensavamo di conoscere si è trasformato in un mezzo che può attraversare lo spazio e il tempo alla ricerca dell’eternità. I corpi plastificati, siliconati, ritoccati sanciscono la fine di ogni storia che la vita incide sulla pelle, con la nascita del corpo banalizzato, anonimo, vuoto senza età, sesso, storia, memoria. Costruito, modificato, rifiutato, clonato, amato, odiato, esibito, riprodotto: il corpo si è fatto sempre più un oggetto al pari di tanti altri che possiamo ritoccare o rendere visibile con un movimento istantaneo del dito del mouse, un click.



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grazie Saverio per renderci partecipi del tuo sguardo acuto, inesorabilmente vero e preciso sui tempi che viviamo

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