Quel rombo nascosto del corpo: Il Pavimento Pelvico



Vi è una regione del nostro corpo a forma di rombo particolarmente nascosta e situata in quelle che vengono definite “le parti basse”. Di lei se ne parla poco, eppure è quella che può raccontarci tanto sulla qualità della nostra esistenza, in quanto territorio/incrocio delle principali funzioni biologiche, riproduttive e sessuali. È lì che prende forma la vita che viene sostenuta ed accompagnata nel suo primo viaggio.

Proviamo ad ascoltare il nostro corpo che ci racconta di questa particolare regione, definita Pavimento Pelvico, facendoci accompagnare nel dialogo da chi si dedica alla sua riabilitazione.

D – Perché questa regione del nostro corpo viene definita Pavimento Pelvico?

R – Perché questa zona, che chiude in basso il corpo, ha una funzione uguale a quella del pavimento di una stanza che è quella di reggere i mobili che vi sono appoggiati sopra (cioè i visceri), da qui l’espressione Pavimento Pelvico con la quale indichiamo la zona perineale o perineo (dal greco perineos: intorno al monte sacro). Questa regione ha la forma di un rombo. Nella geometria spirituale questa figura è costantemente presente nei riti di iniziazione ed è sempre associata ai misteri e circondata dalle proibizioni, così come lo sono i due triangoli in cui si sdoppia e che la costituiscono.

Guardando la donna o l’uomo in posizione ginecologica e tracciando una linea che unisce il pube, i rami ischio-pubici e il coccige, osserviamo una losanga divisa in due triangoli: anteriore e posteriore.

Nella donna vulva, clitoride, uretra e vagina, formano il triangolo anteriore femminile

Nell’uomo testicoli e pene formano il triangolo anteriore maschile

Nel triangolo posteriore femminile e maschile troviamo lo sfintere anale.

Tra l’apparato urogenitale e lo sfintere anale abbiamo il centro tendineo del perineo.

Il perineo delle donne e degli uomini si differenzia per la posizione degli organi sessuali, che sono interni nella donna ed esterni nell’uomo.

D – Perché queste parti del corpo le definiamo anche “parti basse”

R - Vengono definite parti basse probabilmente perché fanno riferimento ad una zona del corpo poco elevata dal suolo, ovvero costituiscono la parte inferiore dell’addome (basso ventre). Certamente in questa definizione gioca un suo ruolo il pudore e la vergogna che da sempre le hanno accompagnate nella nostra cultura: le parti basse pudende della regione genitale

Forse non esiste una sfera dell’esistenza umana che abbia generato meno certezze e inibito un dibattito aperto più del sesso, niente esprime meglio la nostra discrezione riguardo ai genitali del termine pudenda per i genitali esterni specie quelli delle donne. Pudenda deriva dal latino vergognarsi. É la vergogna che ci porta ad alimentare l’ignoranza e la poca considerazione della zona in questione.

D – É per questo che di lei se ne parla poco?


R - Di lei se ne parla poco e io direi anche male.

Oggi si parla e si scrive di sesso in modo alluvionale mentre si tace sull’andare di corpo ed urinare. Sono considerati argomenti tabù da confinare nei testi Medici. Eppure riguardano funzioni fondamentali che possono pesantemente condizionare la nostra qualità di vita. I dati statistici in possesso delle società scientifiche avvertono che si è verificato un impressionante aumento delle connesse patologie che riguardano indiscriminatamente uomini e donne, anziani e giovani. Di fronte a tale enorme lievitazione ed al fatto che esse per lo più nascono da una cattiva gestione del proprio corpo, mi sono convinto di rompere il silenzio, cercando con semplicità di dare informazioni utili ad un vasto pubblico, scusandomi se a volte per esigenze di comunicazione devo utilizzare un linguaggio tecnico.

Conoscere il passato, per capire il presente e gli obiettivi che ci poniamo per il futuro

Per buona parte della storia documentata le donne e la loro anatomia sono rimaste un mistero. Nel suo piacevole e irriverente libro “Godere”, Mary Roach osservava che le secrezioni vaginali erano l’unico fluido corporeo di cui non si sapesse praticamente nulla, malgrado l’importanza per il concepimento e il benessere generale. Le specificità femminili, in particolare le mestruazioni erano per la medicina un enigma. La menopausa, un’altra pietra miliare della vita di una donna, non ottenne attenzioni ufficiali fino al 1858, fino a quando il termine fu registrato per la prima volta in inglese nella rivista Virginia Medical Journal. Il controllo dell’addome era effettuato di rado, quello vaginale quasi mai e comunque qualsiasi indagine al di sotto del collo di solito prevedeva che il Dottore frugasse alla cieca sotto le lenzuola fissando il soffitto. Molti medici disponevano di un manichino affinché le donne potessero indicare la parte interessata, senza doverla mostrare o addirittura nominare. Il principale beneficio apportato dallo steteoscopio, inventato a Parigi da René Lennac, non fu tanto la migliore trasmissione dei suoni (l’orecchio, sul torace era quasi altrettanto efficace), quanto la possibilità di controllare il cuore e altri meccanismi interni delle donne senza toccarle. Ancora oggi parte dell’anatomia femminile non si conosce bene. È il caso del famoso punto G, che prende il nome dal ginecologo e scienziato tedesco Ernest Graffenberg. Costui, fuggito dalla Germania nazista in America, ideò il contraccettivo intrauterino inizialmente chiamato anello di Grafenberg. Nel 1994, in un articolo pubblicato sul Western Journal of Surgery, annunciò di aver individuato un punto erogeno sulla parete vaginale. Di solito la rivista non riceveva grandi attenzioni, ma l’articolo ebbe una grande diffusione e la nuova zona erogena diventò nota come punto Grafenberg, poi abbreviato come punto G. La sua eventuale esistenza è ancora oggi oggetto di accesi dibattiti. Si pensi a quanti fondi per la ricerca pioverebbero se per esempio venisse avanzata l ‘ipotesi che anche gli uomini hanno un punto erogeno ancora poco sfruttato. Nel 2001 l’American Journal of Obstetrics and Ginecolgy ha definito il punto G una leggenda della ginecologia moderna, altri studi hanno dimostrato invece che la maggioranza delle donne, quantomeno in America, è convinto di averlo.

D - Come funziona e cosa accade in questo rombo del corpo?


R – Distinguiamo quello che accade nel rombo degli uomini da quello delle donne.



Per gli uomini lo scroto è la sacca che ospita lo sperma e alcuni ormoni. Il pene è il dispensatore dello sperma, la parte attiva del seme e lo sbocco dell’urina. Dietro le quinte con ruoli di supporto ci sono anche altre strutture dette organi sessuali accessori, molto meno conosciuti ma altrettanto essenziali. La maggior parte degli uomini non ha mai sentito parlare dell’epididimo e forse resterà sorpreso nell’apprendere che è lungo dodici metri, quanto un autobus di linea ed è nascosto nelle sacche scrotali. L’epididimo è il tubo sottile e ben arrotolato in cui matura lo sperma. Deriva dal termine greco che significa testicoli. Altri poco conosciuti ma importanti organi sessuali accessori sono le ghiandole bulbouretrali, che producono un liquido lubrificante e sono chiamate anche ghiandole di Cowper dal nome del loro scopritore nel XVII sec. Le vescicole seminali, dove viene prodotto in larga parte il seme. La prostata, di cui tutti hanno sentito parlare anche se devo ancora incontrare un non addetto ai lavori sotto la cinquantina che sappia a cosa serve. La prostata produce liquido seminale per l’intera età adulta ed è fonte di ansia durante la vecchiaia. Un mistero ancora irrisolto dell’anatomia riproduttiva maschile è quello del perché i testicoli si trovano all’esterno, dove sono esposti ai traumi. Si suol dire che funzionano meglio così esposti, eppure tanti mammiferi se la cavano a meraviglia con testicoli interni: elefanti, formichieri, balene, bradipi e leoni marini, per citarne solo alcuni. Benché la regolazione della temperatura possa incidere sulla loro efficienza, il corpo umano è perfettamente in grado di risolvere il problema senza che i testicoli siano così esposti ai pericoli. In fondo le ovaie sono ben nascoste e al sicuro.

C’è inoltre parecchia incertezza su quali siano da considerare le dimensioni normali del pene. Negli anni Cinquanta per il Kinsey Institute for Sex Research la lunghezza media del pene eretto era fra i 13 ei 18 centimetri. Nel 1997 un campione di oltre mille uomini la retrocesse addirittura a 11,5 - 14,6 centimetri. C’è molta variabilità, più di quanto si possa ritenere. Per cui la conclusione è che non si sa.

Lo sperma pare aver goduto (se posso usare questo verbo) di studi clinici più accurati, quasi certamente per motivi di fertilità. Gli esperti sembrano concordare sul fatto che la quantità media di seme sprigionato con l’orgasmo è sui 3-3,5 millilitri (un cucchiaino circa, con un uno zampillo della lunghezza media di 18-20 centimetri. L’esperimento più interessante relativo allo sperma è senza dubbio quello effettuato da Robert Klark Graham (1906-1997), l’imprenditore californiano che fece fortuna producendo lenti infrangibili per occhiali e poi, nel 1980, fondò il Repository for Germinal Choice, una banca del seme che prometteva di conservare solo sperma dei premi Nobel e di altri uomini dall’intelletto fuori dal comune, dei geni, lo sperma migliore che la moderna scienza fosse in grado di offrire (lui stesso si si incluse umilmente tra i rispettabili selezionati). Grazie alla banca nacquero circa duecento bambini, anche se nessuno di essi si è rivelato essere un genio e neppure un provetto ottico. La banca chiuse i battenti nel 1999, a due anni dalla morte del fondatore, e tutto sommato nessuno ne sentì la mancanza.

D – passiamo quindi alle donne


R - Riguardo all’ignoranza maschile in fatto di anatomia femminile, a dir poco sensazionale è ciò che emerge da un sondaggio condotto su mille uomini, in concomitanza con la campagna Gynecological Cancer Awareness Month. La maggioranza degli uomini intervistati non sapeva definire o individuare con esattezza la gran parte delle zone intime femminili, cioè la vulva, il clitoride, le labbra, eccetera, e la metà non riconosceva la vagina su un disegno. Quindi forse è opportuno un breve ragguaglio. La vulva è il pacchetto genitale completo: orifizio vaginale, labbra piccole e grandi, clitoride e così via. Il monticello carnoso al di sopra della vulva si chiama Monte di Venere o monte del pube. In cima alla vulva c’è il clitoride (probabilmente deriva dal termine greco che significa collinetta), ma ci sono altre circa ottomila terminazioni nervose, la maggiore concentrazione rispetto ad ogni altra parte dell’anatomia femminile, che pare esistere solo per procurare piacere. In tanti, donne comprese, ignorano che la parte visibile del clitoride, detto glande è solo la punta: il resto si protende all’interno e si estende ai lati della vagina per circa tredici centimetri. La vagina (dal termine latino che significa guaina) è il canale che collega la vulva alla cervice e all’utero. La cervice è una valvola a forma di ciambella che si trova fra la vagina e l’utero. Funge da custode e decide quando lasciare uscire il sangue durante il ciclo mestruale e il bambino durante il parto, inoltre decide quando lasciar entrare alcune sostanze come lo sperma.

A seconda delle dimensioni, l’organo maschile può arrivare a colpire la cervice durante l’atto sessuale, cosa piacevole per certe donne, sgradevole o dolorosa per altre. L’utero è l’organo dove crescono i bambini. In genere pesa una cinquantina di grammi, ma al termine di una gravidanza può arrivare a un chilo. Ai lati dell’utero si trovano le ovaie, dove vengono conservati gli ovuli e dove si producono gli ormoni come estrogeni e testosterone, sebbene le donne ne producano in quantità minore rispetto agli uomini.

Le ovaie sono collegate all’utero tramite le tube di Faloppio dal nome dell’anatomista italiano Gabriele Faloppio che le descrisse per primo nel 1961. Gli ovuli vengono solitamente fecondati lì e poi spinti nell’utero. Queste in breve le parti principali della anatomia sessuale della donna.

L’anatomia riproduttiva maschile è assai più lineare. In sostanza è formata da tre elementi esterni: pene, testicoli e scroto, conosciuti, almeno in teoria da tutti. I testicoli sono fabbriche per la produzione dello sperma (la parte attiva del seme)


D – Passiamo alla riabilitazione del Pavimento Pelvico, qual è il suo approccio?


R - Essendo il pavimento pelvico il comune denominatore della funzione urinaria, fecale, sessuale, ricreativa e riproduttiva, se si altera una di queste funzioni, si potrà avere una ricaduta sulle altre. Un riabilitatore deve avere una visione unitaria del corpo, non focalizzata sui vari distretti.

Questi i punti salienti delle tecniche che vengono usate. Premetto che mi piace ricordare che l’armonia è la legge della vita, sicché qualsiasi forma di rieducazione deve necessariamente passare attraverso questa ricerca di armonia. L’esperienza della palestra può offrirci un’utile metafora. Come in palestra l’atleta, sotto la guida dell’allenatore, allena questo o quel muscolo, così insegno ad irrobustire e dominare specificamente i muscoli del perineo e cioè del Pavimento Pelvico, giacché ad esso si riconnettono le varie patologie che noi trattiamo. Perciò innanzitutto cerco di rinforzare questi muscoli, quindi insegno a saperli distinguere, come faccio ad esempio con il muscolo puborettale che ne fa parte; mostrerò come, anche in vario modo, il paziente può sollevare o abbassare questo pavimento; mi dedico infine a restituire ad ogni muscolo l’automatismo della risposta, cioè ad agire ordinatamente e quando c’è bisogno. Le parti del corpo che ci interessano vanno considerate come un’orchestra che deve suonare tutta insieme e armonicamente. Il mio paziente sarà allora come un direttore di orchestra che, in un primo momento, ad uno ad uno, insegna ai singoli musicisti a far bene la loro parte ( cioè in pratica a saper graduare gli sforzi muscolari selettivamente); e poi quando tutti hanno appreso a suonare bene la loro parte assegnata li riunisce tutti insieme e li armonizza, cioè li fa entrare al momento e con il tono giusto e così dirige l’intera orchestra. Facciamo un esempio. Se il mio paziente è incontinente (di feci) cerco di fortificare i muscoli dell’ano correggendo gli errori che eventualmente commette anche senza volerlo, senza rendersene conto. Nel fare ciò mostro come è importante l’armonizzazione.

Lascio a prossimi articoli approfondimenti più specifici su patologie alle quali ho accennato, quando analizzeremo a fondo i passaggi rieducativi e riabilitativi e i protocolli da adottare in una riabilitazione pelvi-perineale.


D – Oggi nell’approccio alla nostra salute si sente spesso parlare di energia vitale, di centri energetici, cosa ci racconta a proposito il nostro corpo, quando ci riferiamo a questa particolare zona?


R - Il Perineo è la zona dove si concentra la nostra forza vitale nascosta, si tratta di un luogo di passaggio attraversato da orifizi (tre nella donna e due nell’uomo). Secondo il prof. Bourdiol si tratta, probabilmente, dell’esteriorizzazione di una manifestazione che riguarda il Muladhra Chakra, o Chakra della base del corpo, che è il primo chakra, ricettacolo dell’energia vitale grezza inespressa, che può essere bruta, grezza o gioiosa e dispensatrice di energia (kundalini). Cosa sono i Chakra? I Chakra secondo alcune filosofie orientali sono i centri energetici del nostro corpo che hanno il compito di ricevere e distribuire energia. La Kundalini è l’antico termine sanscrito che definisce l’energia originale, che è fonte della nostra vitalità e consapevolezza. Questa energia primordiale rimane nella maggior parte dormiente, nell’area del primo Chakra (appunto Perineo), ma può essere risvegliata con stimoli adeguati.

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