Miti e realtà sul piacere femminile - Parte 1



L’articolo vuole esplorare l’affascinante mondo della sessualità femminile, evidenziando come in passato molti tabù che ne soffocavano l’espressione siano ormai tramontati.

Nonostante ci siano stati profondi cambiamenti socio-culturali e progressi scientifici nei confronti della sessualità, l’orgasmo rimane oggi uno degli aspetti meno esplorati e meno conosciuti della sessualità femminile, sia per motivi culturali che per una oggettiva difficoltà di studio.

Lo scopo dell’articolo, volendo superare miti e stereotipi, è quello di accompagnare chi legge, in un viaggio alla scoperta dei delicati meccanismi che modulano il piacere femminile, mostrando come si tratti di un’esperienza complessa che coinvolge e integra fattori biologici, psicologici, relazionali e culturali.


Spesso ci domandiamo: che cos’è il piacere e cosa lo rende più interessante? Che ruolo gioca l’immaginario erotico nella vita sessuale delle donne? Quanto è importante il sentimento nei confronti del partner per raggiungere l’orgasmo? Quanti tipi di orgasmo esistono?

Perché le donne fanno sesso, alla luce di queste considerazioni?

Ecco alcuni degli interrogativi a cui vorrei tentare di rispondere, sollevando quel velo di mistero che da sempre avvolge il tema del piacere femminile.


Prima di tentare di rispondere, vorrei analizzare il passato per capire il presente, per proiettarmi nel futuro. Fino a qualche decennio fa gli articoli scientifici menzionavano solo gli aspetti negativi della sessualità femminile, percepita come destabilizzante per l’equilibrio familiare oltre ad essere portatrice di figli illegittimi e di malattie sessualmente trasmesse. L’influenza di questi principi tuttora aleggia in sottofondo e alimenta tabù che vengono inculcati fin da piccoli, condizionando il nostro modo di vivere la sessualità e il senso di colpa che da secoli si associa.

I progressi scientifici e le lotte per l’emancipazione femminile hanno dato grosso contributo e slancio alla sessualità della donna, a cui sono stati riconosciuti il diritto al piacere e ad una sessualità autonoma, non più responsiva a quella maschile. Il profilo che emerge è quindi quello di una donna più consapevole della propria sessualità, interessata al piacere fisico e non più inibita e condizionata da tabù socio-culturali che per secoli le hanno impedito di vivere liberamente la femminilità.

Oggi la donna può manifestare il proprio desiderio sessuale senza timore di essere giudicata o etichettata, e quindi è più libera e aperta. Il benessere sessuale femminile è diventato oggetto di studio, indipendentemente da quello maschile. Il mondo scientifico ha cominciato a sviluppare un interesse diverso nei confronti di tale argomento cercando di capirne la complessità.


A tale proposito le ricerche congiunte di diversi autori (Bianchi, De Michele e Ortogine), condotte servendosi di Neuroimaging (risonanza magnetica per immagini) e visualizzando i network attivati durante l’orgasmo, hanno mostrato come l’esperienza orgasmica della donna sia positivamente correlata al coinvolgimento passionale e sentimentale verso il partner.

Uno studio condotto (N.A.T.S.A.L) in Gran Bretagna, su un ampio campione di donne, mostra come negli ultimi dieci anni sia mediamente aumentato il numero di partner sessuali (da 3,7 a 7) ed è quadruplicata l’omosessualità, mentre il numero di rapporti è sceso da 5 a 3 mesi.

Alcuni autori italiani (Bernario, Passigato) hanno presentato interessanti risultati, frutto di una ricerca (Eros Fem) condotta su un campione di oltre 1200 donne italiane di età compresa tra 18-50 anni. In questo studio emerge che numerose donne italiane dichiarano di praticare la masturbazione, di utilizzare sex toys o di fare sesso anale anche per piacere proprio, sentendosi legittimate a ricercare una sessualità appagante e rilevando una maggiore consapevolezza dei propri desideri.


Un dato significativo è fornito dal numero di ricerche scientifiche dedicate al dolore e al piacere. Fino al 30 luglio 2016, digitando su PUBMED (il motore di ricerca di letteratura scientifico più diffuso la parola inglese “pain” (dolore), compare come riferimento 655.253 studi condotti, contro i 6.296 che si ottenevano digitando la parola “pleasure” (piacere). Se restringiamo il focus al piacere femminile, i numeri calano vertiginosamente.

La prima difficoltà è quella di trovare una definizione universalmente accettata di orgasmo.

Una recente review (recensione Mah, Binik 2001) si è posta l’obiettivo di analizzare e comparare le principali definizioni di orgasmo presenti in letteratura e ha evidenziato come esista una vera e propria dicotomia tra approcci che prendono in considerazione esclusivamente gli aspetti biologici e genitali dell’orgasmo e approcci che si focalizzano invece sul vissuto psicologico dell’esperienza tralasciando la componente fisica.

Le cose non cambiano se si passa dal mondo scientifico relativo al patologico al mondo reale: se chiediamo a cento donne di descrivere un orgasmo, molto probabilmente otterremmo 100 risposte diverse.

In maniera molto eloquente, lo scrittore Stanley Thomas in un articolo pubblicato il 1998 sulla rivista “the week” scrive “Descriverlo è difficile, perchè le descrizioni sono innumerevoli (…). Se una donna ne ha avuto uno, sa cos’è. Altrimenti è come tentare di spiegare l’arcobaleno a un non vedente.”


Il piacere femminile è un’esperienza complessa: per comprenderne pienamente l’essenza non si può quindi prescindere dalla conoscenza delle vicende che nel corso dei secoli hanno influenzato il modo di vivere la sessualità femminile.


Nell’antica Grecia, dove l’idea di “peccato” non esisteva, la sessualità veniva vissuta come una pratica sana e naturale. Non c’era nulla di proibito: il piacere sessuale era considerato necessario all’armonia corporea, ed era piuttosto l’assenza di attività sessuale a suscitare preoccupazione. Gli uomini come le donne godevano del proprio corpo come del proprio spirito, gli uomini sviluppavano tra di loro legami omosessuali e frequentavano tranquillamente le prostitute. I ragazzi venivano iniziati al sesso sin da bambini dagli uomini più anziani.

La ricerca del piacere non era solo una prerogativa maschile: i Greci conoscevano molto bene il desiderio femminile e in qualche modo lo temevano.

Nelle Baccanti di Euripide viene ben rappresentato questo terrore maschile quando le donne, infervorate nella loro concupiscenza del piacere, potevano arrivare addirittura a smembrare l’uomo pezzo per pezzo. Gli stessi medici del corpus hippocraticum, riconoscevano che le donne avevano bisogno di sesso regolare per non ammalarsi.

Era credenza diffusa che anche le donne producessero un loro seme essenziale per il concepimento, che veniva rilasciato al momento dell’orgasmo: in assenza di attività sessuale, il seme si accumulava producendo una serie di sintomi tipici di una malattia tipicamente femminile nota come isteria. L’esuberanza sessuale femminile, in particolare delle giovani vergini, veniva controllata con il matrimonio che permetteva di vivere l’appagamento sessuale, la procreazione e l’educazione dei figli.

Le donne greche praticavano senza tabù la masturbazione, pratica che permette alla donna di conoscere e di stimolare parti del corpo per memorizzare il piacere.

Intorno al 500 a.c. nella città di Mileto, nacque una fiorente industria artigianale nella produzione di “olisboi”, peni artificiali in legno e cuoio per l’autoerotismo, che venivano esportati in tutto il mondo greco.

Ovidio nell'Arte di Amare scrive: “Quando trovi il punto dove la donna ama essere toccata non essere timido a farlo. Vedrai i suoi occhi scintillare. Gemerà e sussurrerà parole insensate e sospirerà felice ma stai attento a non galoppare avanti e lasciarla indietro. Assicurati che non arrivi alla fine prima di te.”


Lo stesso accadeva nel mondo romano.

Con l’avvento del Cristianesimo si introdusse l’idea del peccato e la sessualità venne considerata un’ attività impura e peccaminosa. Il sesso veniva accettato solo all’interno del matrimonio e solo per procreare. Il cristianesimo riuscì a stabilire una cultura di censura, tabù e regole che caratterizza la nostra civiltà e i nostri comportamenti nella sfera sessuale ancora oggi. La dicotomia tra amore spirituale e amore carnale permane, nonostante il cambiamento dei costumi sessuali e la scienza, che ha dimostrato come sia difficile scindee questi livelli nel vissuto individuale.

Nel Cristianesimo la condanna dell’amore carnale deriva dal peccato originale che ha degradato l’uomo facendogli perdere la sua natura divina.

Colpevole del peccato originale è Eva, la prima donna che ha disobbedito a Dio, lasciandosi sedurre dal serpente (metafora della sessualità) e inducendo Adamo a mangiare la mela, il frutto proibito.

Da qui nasce la colpa, è così che il genere umano viene cacciato dal paradiso terrestre. Non è un caso che l’orientamento umano fobico della Chiesa si concentri soprattutto sulla donna che, nel III secolo dopo Cristo, Tertulliano definisce “porta dell’inferno”. Il Cristianesimo salvaguarda il piacere femminile associato alla procreazione secondo l'ipotesi, rivelatasi erronea, che l’orgasmo femminile sia necessario o utile per la procreazione.

A partire da Ippocrate si diffonde una teoria nota come “modello dei due semi”, secondo cui il concepimento avveniva grazie all’emissione di fluidi genitali procreativi sia da parte dell’uomo che della donna. L’orgasmo era considerato il segnale dell’emissione di questi fluidi. Pertanto, se l’orgasmo femminile non aveva luogo, la donna non poteva rilasciare il proprio seme e il concepimento non avveniva.

Nonostante la scienza in più riprese lo abbia smentito, la teoria ha continuato a condizionare il modo di concepire il piacere femminile.


Nel trattato medievale “Desecretis Mulierum” si legge:

"Dopo la metà della notte e prima dell’alba, l’uomo deve cominciare ad eccitare la donna affinché desideri il coito. Deve parlare in modo scherzoso, baciarla, abbracciarla e strofinare le sue parti basse con le dita”.

Tutto questo deve essere fatto per risvegliare l’appetito sessuale, così che il seme del maschio e della femmina scorrano insieme nell’utero nello stesso momento. Quando la donna comincia a parlare come se balbettasse, l’uomo può avere l’erezione e venire con lei. Un segno sicuro di concepimento si ha quando l’uomo sente il pene attratto e risucchiato nella chiusura della vulva.


Nella stessa epoca iniziano anche pratiche di repressione della sessualità femminile, vedi l’invenzione della cintura di castità, utilizzata per le donne quando i mariti partivano per un viaggio o per la guerra, chiudevano con una fascia di ferro stretto intorno alla vita congiunta con una fascia pubica con tanto di serratura.

La caccia alle streghe in Europa tra il XIV e il XV secolo era una battaglia contro il piacere femminile e la demonizzazione della donna, generata dall’idea cristiana. Soprattutto la donna non più in età fertile, non poteva più avere desiderio sessuale né tantomeno cercare probabilmente attraverso erbe e intrugli magici di irretire l’uomo.

Streghe, secondo l’inquisizione, erano donne troppo sensuali e troppo libere.


Ma ne parleremo meglio nella seconda parte dell'articolo.

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