Nulla è cambiato - Parte 1

Aggiornato il: giu 19





D – Dopo la prima si entra nella seconda fase di contrasto alla diffusione della pandemia da Covid-19. È il momento in cui proviamo a convivere con il virus, che speriamo di aver indebolito grazie alle misure assunte nella prima fase. Acquistano particolare importanza in questa situazione le misure di protezione collettive come l’osservanza del distanziamento sociale e quelle individuali, come le mascherine, i guanti e i calzari

Cosa succede al nostro corpo in questa seconda fase?

R - Partiamo con i dispositivi di protezione individuali, che definisco metaforicamente “protesi” e poi ti spiegherò perché. Prendiamo prima in esame le mascherine e i calzari. I muscoli delle parti coperte da queste “protesi”, cioè quelli del viso e dei piedi sono stati definiti dal neurofisiologo e fondatore della scuola Gemmer, di medicina manuale e di riflessoterapia, J.René Bourdiol, muscoli emozionali, alla stregua del muscolo del diaframma.

D - Cosa significa muscoli emozionali?

R – Sono muscoli che presentano delle caratteristiche anatomiche particolari e sono semi volontari. Non sono sempre avvertiti in modo cosciente e possiedono un certo grado di automatismo di connessione. Non entrano in azione con altri muscoli detti antagonisti, come quelli che, ad esempio, attivo quando piego il braccio, dove il bicipite si contrae e il tricipite si rilassa. I muscoli facciali e quelli dei piedi si muovono reagendo ad emozioni. Se il viso è quasi totalmente coperto dalla mascherina si rischia di perdere lo stimolo iniziale che attiva i relativi muscoli, derivanti dalla mimica facciale mia e del mio interlocutore. Tale mimica svolge un ruolo importante nella comunicazione non verbale, fondamentale nelle relazioni sociali. La mascherina rappresenta poi un vero e proprio ostacolo fisico alla comunicazione verbale. Ci costringe ad alzare la voce, con intuibili riflessi sulla prosodia e sull’intonazione, produce un feedback disturbato della nostra voce e della voce dell’interlocutore. Tutto questo altera “l’aggancio sociale” che è alla base della convivenza. L’uso della mascherina può causare difficoltà respiratorie, con eventuale ipercapnia e respiro corto. Il respiro corto chiama in causa il diaframma, muscolo emozionale per eccellenza, che a sua volta può condurci ad una condizione di simpaticotonia, di cui abbiamo già parlato. L’uso della mascherina può provocare problemi di allergia, che si manifestano con dermatiti sul viso e lacrimazioni oculari. Infine, la chiamata in causa del diaframma deve farci tenere nella giusta considerazione il fatto che questo è considerato anche il muscolo per eccellenza della postura.



D – potresti spiegarmi questo rapporto fra diaframma e postura?

R – Per farlo dobbiamo analizzare per prima cosa il suo rapporto con la funzione vitale per eccellenza che è la respirazione. Il muscolo diaframma si muove armonicamente ed in sincronia seguendo il flusso della respirazione. Nell’inspirazione si abbassa, nella espirazione si alza. È come un ombrello la cui punta si abbassa quando lo apriamo - fase di inspirazione - e si alza quando lo chiudiamo - fase di espirazione.

D – parlami allora di questa funzione vitale della respirazione e di come avviene

La sua funzione è vitale perché, come sappiamo, attraverso di essa l’organismo si approvvigiona dell’ossigeno (O2) che ci permette di vivere ed elimina l’anidride carbonica (CO2), contribuendo al mantenimento di un PH ematico adeguato.

La funzione respiratoria avviene attraverso il respiro ovvero la capacità d’immettere ed espellere aria in e dai polmoni. Il respiro ha un ritmo a due fasi: inspirazione ed espirazione.

L’inspirazione è la prima fase del processo attivo della respirazione, in cui il muscolo del diaframma si contrae e si abbassa e i muscoli intercostali si contraggono. Questo determina un aumento della gabbia toracica che provoca un’espansione del polmone.

La espirazione è la seconda fase ed è un processo passivo della respirazione. Inizia con la cessazione della contrazione dei muscoli inspiratori e la gabbia toracica segue passivamente il polmone che si sgonfia.

D – come nasce e da cosa è governata la respirazione

R – Il respiro rappresenta il primo e l’ultimo atto, in mezzo c’è la nostra vita.

L’attività ritmica respiratoria è involontaria ed è regolata dal centro del respiro, sito nel midollo allungato, suddiviso in centro inspiratorio ed espiratorio. Questo centro del respiro regola automaticamente la frequenza respiratoria in modo da ottenere nel sangue arterioso una concentrazione ottimale di ossigeno e di anidride carbonica. L’attività respiratoria è influenzata dalle pressioni parziali della anidride carbonica CO2 e dell’ossigeno O2 nel sangue arterioso. Per cui, ad esempio, un aumento della CO2 nel sangue (ipercapnia), stimola dei recettori aortici e carotidei i quali inviano impulsi nervosi al centro respiratorio facendo aumentare o diminuire la frequenza respiratoria e la profondità del respiro.

D – torniamo al nostro diaframma e alla sua relazione con la postura

R - Il suo collegamento con i muscoli del tratto cervicale, con quelli dorsali e toracici, con quelli lombari e addominali, induce, nel suo funzionamento fisiologico, un rilassamento muscolare con riflessi benefici sulla postura. Per non parlare dei riflessi positivi che ha rispetto ai visceri.

D – con il diaframma entrano in gioco anche i nostri visceri?

R – Si e anche altro. Abbiamo visto la sua collaborazione con il respiro, a cui possiamo aggiungere la sua funzione nell’espettorazione tramite la tosse, abbiamo accennato alla sua relazione con la postura, aggiungiamo che il diaframma collabora a diversi altri processi, come la digestione, la defecazione, la minzione, la sessualità. Facilita, infine, il ritorno venoso e linfatico, permette ai visceri sovra e sotto-diaframmatici di funzionare correttamente.

Il respiro è la nostra storia. Noi siamo come respiriamo da un punto di vista anatomico, biochimico, emotivo. Il respiro trasuda all’interno del corpo, emanando l’impronta di ciò che siamo, le nostre armonie e le nostre disarmonie. È una vera e propria immagine corporea che prende forma. Questa può essere letta per cogliere gli equilibri, gli squilibri, il sottile confine fra i due e il loro modo di convivere. Il respiro è comunicazione, scambio continuo nelle relazioni della vita. Dobbiamo osservare il respiro per capire il nostro stato di salute.

446 visualizzazioni7 commenti

© 2020 by Giovanni Solimeno, Carolina Vecchi, Saverio Sansone e Salvatore Solimeno

Studio Omeomed, Via Guantai Nuovi 30 (Napoli)

saverio.sansone1955@gmail.com