Una vita da seduto

I bambini, i giovani e le attività (studio, gioco e attività ludiche)

I nostri antenati, raccoglitori e cacciatori, trascorrevano le giornate cacciando e inseguendo gli animali, saltando tra le rocce e sulle pietre nei fiumi, zigzagando tra gli alberi nei boschi per procurarsi il cibo necessario alla sopravvivenza.


Con il tempo l’uomo ha sviluppato delle abitudini di vita che hanno prediletto la sedentarietà.

Venendo ai giorni nostri, Andrea Montesanto nell’articolo Psicologia e canzoni, sostiene che dai Pink Floyd ai Marlene Kuntz molti testi di canzoni attuali raccontano di dipendenza, di solitudine e di alienazione. Si capisce bene che tutto questo ricade sulla mente e sul fisico, in quanto legato anche all’inattività del corpo e alla sedentarietà.


In questo momento storico in cui i giovani trascorrono parte del loro tempo sui social, sprofondati nelle loro poltrone o seduti su scomode sedie, è arrivata la pandemia che ha finito per accentuare queste abitudini.


Il corpo seduto si va ad allontanare da quello che è l’imperativo biologico e cioè che l’uomo è programmato per muoversi e non per stare fermo con posture statiche e prolungate (vedi D.A.D. e smart working), creando poche occasioni per muoversi all’aria aperta, sfavorendo sempre di più quelle che sono le attività che sviluppano capacità di socializzazione e di coordinazione motoria.


La vita da seduti ha ricadute posturali e problematiche per la salute fisica come scoliosi, lombalgie giovanili, e anche problematiche viscerali, come problemi intestinali, coliti, stipsi, meteorismo, ecc. oltre a quelle psicologiche e comportamentali, come disattenzione e poca propensione allo studio.


Purtroppo questo è il prezzo che bisogna pagare al vantaggio tecnologico, ma bisogna contrastare l’uso smodato che se ne fa. Vedere bambini già in età prescolare usare lo smartphone come giocattolo digitale che imita i modelli tecnologici per adulti, rappresenta per il bambino una sorta di iniziazione, predisponendolo alla digitalizzazione e condannandolo a una vita da seduto.


Studi recenti di medicina ed ergonomia evidenziano che i danni posturali, dovuti a posture scorrette, iniziano già dalla pubertà e che se non vengono corretti precocemente possono influire sulla salute futura.


La prestigiosa rivista scientifica “The Lancet”, in un articolo del 2012 lancia un allarme preoccupante stilando un rapporto, dal quale emerge che i livelli di inattività fisica stanno aumentando in tutto il mondo, soprattutto nei paesi più ricchi, dove ci sono più comodità, dove i giovani hanno più acceso a strumenti digitali. Quindi comodità e strumenti tecnologici diventano nemici dell’attività, inoltre si stima che i ragazzi dai 10 ai 15 anni svolgono meno di 60 minuti al giorno di attività fisica, sottolineando che le ragazze sono più inattive dei maschi.


Queste le possibili soluzioni:

  • Munirsi di una sedia ergonomica-attiva

  • Educare i ragazzi a mettersi nelle condizioni di sedersi correttamente e variare con libertà i movimenti da seduto e cioè variare le posizioni che stimolano il movimento, invitandoli ad alzarsi spesso e a camminare.

  • Stimolarli nelle attività sportive e soprattutto in quelle socializzanti e di gruppo, quando è possibile spostarsi a piedi (es: andare a scuola, uscire con gli amici, etc). Solo così si può scongiurare il pericolo di creare una pandemia da inattività, di cui si intravedono già i primi segnali, incoraggiando una cultura nuova che la contrasti.

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